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Assegnazione casa coniugale

casa coniugale
Categoria: Diritto Famiglia

Principali questioni in ambito di divorzio


Anche in sede di divorzio, l’assegnazione della casa coniugale riveste carattere particolarmente delicato, soprattutto se vi è la presenza di figli minori (o comunque non autosufficienti), in quanto in tale sede entrano in gioco interessi necessariamente contrastanti ed ugualmente tutelati in ambito costituzionale.

All’interesse del coniuge non proprietario di continuare ad abitare nella casa che ha rappresentato il centro degli affetti si contrappone infatti l’interesse contrario dell’altro coniuge a voler vedere riconosciuto il proprio diritto di proprietà.

Pertanto, al fine di giustificare il sacrificio imposto ad uno dei coniugi, il legislatore si è ispirato ad un preciso principio che consiste nel privilegiare l’eslcusivo interesse dei figli in modo da salvaguardare il bisogno dei minori “di continuare senza traumi ad usufruire dello standard di vita realizzato in costanza di convivenza dei genitori e di mantenere inalterati i rapporti con l’ambiente in cui sono vissuti” (Jannarelli).
Ciò in quanto è la stessa normativa che disciplina il regime primario della famiglia (artt. 144, 147 e 261 c.c.) che induce a ritenere, quale componente essenziale della vita familiare e della normale crescita educativa dei figli, l’esistenza di una casa coniugale, centro degli affetti e delle relazioni familiari.

La norma in esame costituisce, nel sistema della legge, una misura di garanzia e di protezione dei figli minori, nonché dei figli maggiorenni e tuttora privi non per loro colpa di redditi propri, volta ad evitare l'ulteriore lacerazione di un allontanamento coattivo dal focolare domestico ed a favorire la continuazione della convivenza con il genitore affidatario o con quello con il quale abbiano deciso di continuare a vivere.

Tuttavia, ai fini della regolazione dei rapporti economici tra genitori, il Giudice deve tenere conto dell’assegnazione della casa familiare considerando l’eventuale titolo di proprietà.
Quindi in sostanza nei casi in cui il Giudice attribuisca alla madre il godimento della casa, ancorch&acuta; questa sia di proprietà comune o esclusiva dell’altro coniuge, dovrà necessariamente tenerne conto ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento in quanto l’esigenza abitativa della moglie, soddisfatta con l’assegnazione della casa, equivale al valore economico del godimento di un bene altrui.

Allo scopo di permetterne l’opponibilità a terzi che dovessero acquisire diritti sull’immobile, il provvedimento di assegnazione della casa familiare è espressamente passibile di trascrizione ai sensi dell’art. 2643 codice civile.


Perdita assegnazione

Il diritto al godimento della casa coniugale cessa di sussistere nei casi indicati dall’art. 155-quater codice civile, ossia “nel caso in cui l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio (convivenza di fatto) o contragga nuovo matrimonio.

Al riguardo occorre però specificare che, a seguito di intervento della Corte Costituzionale con sent. n. 308/08 in merito ad una questione di legittimità costituzionale dell'art. 155 quater cod.civ., la norma va interpretata nel senso che: "l'assegnazione della casa coniugale non viene meno di diritto al verificarsi degli eventi di cui si tratta (instaurazione di un convivenza di fatto, nuovo matrimonio), ma la decadenza della stessa è subordinata ad un giudizio di conformità all'interesse del minore", implicando quindi una valutazione del giudice im merito al pregiudizio che il mionore potrebbe subire in conseguenza della perdita dell'assegnazione della casa coniugale.