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Assegno Divorzile: Ultime Sentenze

Ruth Bader Ginsburg

La giustizia nell'assegno divorzile risiede nel riconoscimento equo del contributo di entrambi i partner alla costruzione di una vita comune.

Assegno Divorzile: definizione e disciplina

L'assegno divorzile consiste in un contributo economico che, a seguito di pronuncia di divorzio, viene corrisposto da un coniuge quando l'altro coniuge non ha i mezzi adeguati o, per ragioni oggettive, non se li può procurare.

L'assegno di divorzio ha finalità e presupposti diversi da quelli dell'assegno di mantenimento che viene stabilito con la separazione dei coniugi ed è disciplinato dall'art. 5 comma 6 L. 898/70 secondo cui il Tribunale, con la sentenza con cui dispone lo scioglimento del matrimonio, può stabilire l'obbligo di un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno, quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

Per la quantificazione dell'assegno il Tribunale deve tener conto di diversi criteri e cioé: delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi. Tali criteri devono anche essere valutati anche in rapporto alla durata del matrimonio. L'assegno così stabilito sarà poi soggetto a rivalutazione annuale sulla scorta degli indici ISTAT. Il coniuge beneficiario dell'assegno perde il diritto a percepirlo nel caso in cui si dovesse risposare o iniziare una convivenza stabile, in ogni caso, dopo il divorzio, l'assegno può essere rivisto, modificato o annullato in base ai cambiamenti delle circostanze.

Assegno divorzile: Presupposti e criteri di quantificazione

Per la concessione e la quantificazione dell'assegno divorzile, l'orientamento prevalente è quello affermatosi in seguito alla Sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 18287/2018, la quale ha dichiarato che all'assegno di divorzio va attribuita una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell'art. 5, comma 6, della L. n. 898/70.

A tal fine è necessario, innanzitutto, un accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante, dell'impossibilità di prcurarseli per ragioni oggettive e, in caso di esito positivo, il Tribunale deciderà sulla attribuzione e sulla quantificazione dell'assegno valutando:

  • - le condizioni economiche e patrimoniali dei coniugi
  • - il contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascun coniuge
  • - le condizioni personali del richiedente (età, stato di salute, capacità lavorativa, titolo di studio, ecc.)
  • - la durata del vincolo matrimoniale (alla luce della recente sentenza n. 35385/23 della Corte di Cassazione, viene ora valutata anche la durata della convivenza prematrimoniale laddove scelte e sacrifici a beneficio del coniuge siano state fatte durante tale periodo)

Secondo questo orientamento, la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio (come lo era in passato), ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello peronale dell'ex coniuge.

In tale contesto, l'adeguatezza dei mezzi per poter richiedere l'assegno deve essere valutata non solo in relazione alla loro mancanza o insufficienza oggettiva, ma anche in relazione a quel che si è contribuito a realizzare in funzione della vita familiare e che, sciolto il vincolo, produrrebbe effetti vantaggiosi unilateralmente solo per una parte. Come ad esempio nel caso in cui un coniuge avesse rinunciato alle proprie attitudini profesionali per accudire la prole e permettere all'altro coniuge di sviluppare la propria professione.

Assegno divorzile e Assegno di mantenimento: differenze

L'assegno divorzile e l'assegno di mantenimento sono due istituti differenti, sia per il momento in cui vengono concessi (in sede di divorzio l'assegno divorzile e in sede di separazione l'assegno di mantenimento), sia per le finalità che intendono perseguire, sia per la normativa che li regola.

L'assegno di mantenimento ha, infatti, funzione assistenziale e perequativa, ma non ha funzione compensativa e risarcitoria che sono proprie dell'assegno divorzile.

La normativa di riferimento dell'assegno di mantenimento è l'art. 156 c.c. la quale indica i presupposti per la sua concessione, ovvero:

  • - il coniuge richiedente non abbia subito l'addebito della separazione
  • - il coniuge richiedente non disponga di adeguati redditi propri, ossia si trovi in una condizione economica deteriore rispetto al coniuge obbligato
  • - l'altro coniuge abbia la possibilità economica di versare il mantenimento

In ragione del persupposto per la sua concessione, ovvero la sussistenza del vincolo matrimoniale, nella quantificazione dell'assegno di mantenimento può ancora trovare applicazione il criterio del tenore di vita ormai superato relativamente all'assegno divorzile.

Come calcolare l'Assegno Divorzile



Tenendo in considerazione i criteri di quantificazione, nonché, le differenze tra Assegno di Mantenimento e Assegno Divorzile sopra riportate, il Tribunale di Monza applica indicativamente il seguente metodo:

- Ipotesi di coniugi senza figli:

a) Coniuge richiedente l'assegno che non disponga di alcuna fonte di reddito:

In primo luogo andrà valutato se eventualmente l'assegnazione della casa coniugale al coniuge richiedente l'assegno possa essere considerato quale primo contributo che andrà a diminuire l'importo dell'assegno da corrispondersi, in quanto l'entità del canone di locazione per un'abitazione economica di medie dimensioni nella provincia di Monza e Brianza è compreso tra €500,00 ed €800,00 mensili.

Per quanto riguarda l'entità vera e propria dell'assegno, avendo come riferimento situazioni reddituali medie (operaio/impiegato con salario di €1.200,00/€1.600,00 mensili per 13 o 14 mensilità), in assenza di particolari altre condizioni (ad es: proprietà immobiliari, conti correnti di non scarsa entità ecc), è ipotizzabile una liquidazione come segue:

  • - con assegnazione della casa coniugale: assegno pari a circa 1/4 del reddito del coniuge obbligato (cioè da circa 300,00 a €400,00);

  • - senza assegnazione della casa coniugale: assegno pari a circa 1/3 del reddito del coniuge obbligato (cioè da circa €400,00 a 535,00).

b) Coniuge richiedente l'assegno dotato di redditi propri non adeguati:

Con riferimento all'ipotesi mediamente più ricorrente di un coniuge con occupazione part-time con un reddito di circa €600,00 mensili, la liquidazione dell'assegno potrà essere così effettuata:

  • - con assegnazione della casa coniugale: in questo caso l'assegno sarà pari a circa 1/4 della differenza di reddito del coniuge obbligato e del coniuge richiedente (ad esempio: (€1.600-€600)*1/4 = €250);

  • - senza assegnazione della casa coniugale: anche in tal caso l'assegno sarà pari a circa 1/3 della differenza di reddito dell'obligato e del richiedente (ad es: (€1.600-€600)*1/3 = €333)

- Ipotesi di coniugi con figli:

Sempre tenendo in considerazione una situazione reddituale media di €1.200/1.600,00 mensili per 13 o 14 mensilità, in assenza di altre particolari condizioni valutative (es: proprietà immoibiliari, conti correnti di non scarsa entità), la liquidazione ipotizzabile, sia in caso di assegnazione della casa coniugale che in assenza di assegnazione, è la seguente:

  • - in presenza di un solo figlio: assegno pari a circa il 25% del reddito dell'obbligato;

  • - in presenza di due figli: assegno pari a circa il 40% del reddito dell'obbligato;

  • - in presenza di tre o più figli: assegno pari a circa il 50% del reddito dell'obbligato.

Ultime Sentenze in tema di assegno divorzile

Tra le ultime e più rilevanti sentenze in tema di assegno divorzile si segnalano:

- Sentenza Cassazione Civile n. 10614/23

Questa sentenza chiarisce i criteri per la valutazione dell'assegno divorzile, sottolineando che non si deve considerare solo lo squilibrio economico tra le parti o il reddito dell'obbligato, ma anche il contributo fornito durante la vita coniugale alla formazione del patrimonio comune.

Inoltre, il contributo fornito durante la vita coniugale non può essere presunto dall'art. 143 c.c. (secondo cui i coniugi sono tenuti a "contribuire ai bisogni della famiglia"), ma dovrà essere dimostrato con un rigoroso accertamento del fatto che lo squilibrio, presente al momento del divorzio fra la situazione reddituale e patrimoniale delle parti, sia l'effetto del sacrificio da parte del coniuge più debole a favore delle esigenze familiari.

In assenza della prova di questo nesso causale, l'assegno potrà essere solo eventualmente giustificato da una esigenza sussistenziale, la quale tuttavia consente il riconoscimento dell'assegno solo se il coniuge più debole non ha i mezzi sufficienti per un'esistenza dignitosa e versi in situazione di oggettiva impossibilità di procurarseli.

In definitiva, il Giudice investito della domanda di corresponsione di assegno divorzile, dovrà accertare l'impossibilità dell'ex coniuge richiedente di vivere autonomamente e dignitosamente e la necessità di compensarlo per il particolare contributo, che dimostri di aver dato, alla formazione del patrimonio comune o dell'altro coniuge durante la vita matrimoniale.

- Sentenza Sezioni Unite n. 30385/2023

Con questa sentenza le Sezioni Unite hanno ritenuto rilevanti, ai fini della attribuzione ed assegnazione dell'assegno divorzile, le scelte condivise dalla coppia nel periodo prematrimoniale che abbiano conformato la vita all'interno del matrimonio e cui si possano ricollegare sacrifici o rinunce alla vita lavorativa/professionale del coniuge più debole che sia risultato incapace di garantirsi un mantenimento adeguato successivamente al divorzio.

In sostanza è stato ritenuto che le rinunce e i sacrifici fatti da un coniuge a favore della famiglia, siano rilevanti non solo se effettuate durante la vita matrimoniale, ma anche durante il periodo prematrimoniale laddove sussista una relazione di continuità tra la fase "di fatto" dell'unione e la fase "giuridica" del vincolo matrimoniale.

- Cassazione Ordinanza n. 1482/2023

Con questa sentenza la Corte di Cassazione ha revocato l'assegno divorzile nei confronti della moglie sul presupposto che, la stessa, disponeva di ingenti redditi comprovati dai conti correnti nonché dalla capacità lavorativa dimostrata.

Anche con questa decisione la Suprema Corte ha ribadito che per la concessione dell'assegno divorzile occorre in primo luogo verificare se il divorzio abbia prodotto uno squilibrio tra i redditi effettivo e non di modesta entità; se tale disparità è accertata, è necessario verificare se sia conseguenza prevalente o esclusiva delle scelte comuni di conduzione della vita familiare e al sacrificio delle aspettative lavorative e professionali di uno dei coniugi.

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