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Diritto di Famiglia, della persona e dei minori

Ruth Bader Ginsburg

Nel diritto di famiglia, la legge è la guida che conduce attraverso i sentieri complessi delle relazioni umane. La sua giustizia, com un faro, illumina le strade delle decisioni, delle responsabilità e delle delicatezze familiari.

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Benvenuti nel nostro spazio dedicato al diritto di famiglia, dove il nostro impegno è trasformare le sfide in soluzioni e offrire un sostegno legale che illumina il cammino verso un futuro sereno. Se stai cercando risposte concrete e un team di avvocati pronti a lottare per te, sei nel posto giusto.

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L'avvocato Stefano Marega offre la propria consulenza ed assistenza legale in vari ambiti del diritto di famiglia, cioè quel ramo del diritto che ha ad oggetto la disciplina dei rapporti di persone legate tra loro da un vincolo coniugale sorto da un matrimonio, da una scelta di convivenza, da un'unione civile o da un legame di parentela o vincolo di affinità.



Comprendere le vostre esigenze è la chiave per un supporto efficace, sia che si tratti di ricorsi congiunti che di ricorsi giudiziali, offriamo consulenze personali per discutere dei dettagli unici del vostro caso e ci impegnamo per garantire il rispetto dei vostri diritti. Cerchiamo soluzioni attraverso la negoziazione equa, cercando di raggiungere accordi che preservino la vostra pace d'animo e tutelino i vostri interessi.


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Separazioni e Divorzi





Se stai leggendo questa pagina è perchè probabilmente hai cercato informazioni su come avviare una procedura di separazione o di divorzio, quali sono le tempistiche per la conclusione del procedimento e quali costi andranno sostenuti.

Per richiedere l'avvio della procedura di separazione o di divorzio non è necessario il consenso dell'altro coniuge, il procedimento può, infatti, essere avviato anche per volontà di un solo coniuge laddove sia venuta meno la comunione materiale e spirituale tra i coniugi. Pertanto, sia la separazione che il divorzio saranno sempre concessi sia in via consensuale che in via giudiziale. E' bene precisare che a seguito della separazione il vincolo coniugale resterà valido, seppur sospeso relativamente agli obblighi coniugali, sino alla pronuncia di divorzio. Si potrà quindi parlare di "ex coniuge" solo successivamente al divorzio.

Se da una parte non vi sono problemi nell'ottenere lo status di separato/a o divorziato/a, dall'altra parte la scelta se procedere in via consensuale o in via giudiziale comporterà maggiori difficoltà nel risolvere le situazioni economiche e (evenutualmente) di affidamento e gestione dei figli, oltre che ovviamente una dilatazione delle tempistiche per concludere il procedimento.

Relativamente alla durata dei procedimenti in Tribunale , per quanto sia difficoltoso se non impossibile dare dei riferimenti certi, statisticamente i procedimenti consensuali hanno termine in un periodo di 3/4 mesi dal momento del conferimento dell'incarico nel caso in cui non vi siano particolari problematiche e i coniugi abbiano già un'idea anche approssimativa sui termini dell'accordo.

Per i procedimenti giudiziali la durata può arrivare anche a 4 anni nei casi più complessi, non è possibile fornire una previsione più accurata in quanto dipendente da diverse variabili quali il grado di conflittualità dei coniugi, il regime e la consistenza patrimoniale, il numero di udienze ed altri fattori che dovranno essere analizzati caso per caso.

Con riferimento, invece, ai termini per poter chiedere il divorzio successivamente alla separazione avrà rilevanza il procedimento utilizzato: in caso di separazione consensuale si dovranno attendere 6 mesi per poter avanzare la richiesta di divorzio; mentre in caso di separazione giudiziale il termine sarà di un anno.

La recente riforma del Processo Civile introdotta con il D.Lgs. n. 150/2022 (c.d. Riforma Cartabia) ha introdotto la possibilità di richiedere con un unico ricorso, sia la domanda di separazione che quella di divorzio.

Tuttavia, anche in tale ipotesi si dovranno attenere i termini di 6 mesi (per i ricorsi congiunti), o di 1 anno (per i ricorsi giudiziali) per ottenere la dichiarazione di divorzio.

Sia il procedimento di separazione che di divorzio consensuale potranno essere promossi avanti il Tribunale del luogo di residenza comune dei coniugi oppure con il procedimento di negoziazione assistita a mezzo del quale, senza necessità di recarsi in Tribunale, gli avvocati incaricati (necessariamente uno per ciascun coniuge) provvederanno a formalizzare l'accordo e a comuicare le dovute trascrizioni sul certificato di matrimonio.

Per quanto riguarda i costi per i procedimenti consensuali di separazione e divorzio sia con il procedimento in Tribunale che a mezzo di negoziazione assistita, il Tariffario Forense (D.M. 55/2014) indica un compenso minimo di Euro 1.654,00, un compenso medio di Euro 3.308,00 ed un compenso massimo di Euro 5.954,00, a tali compensi sono da aggiungere il 4% di Cassa Previdenza Avvocati, il 22% di IVA e il 15% di spese generali ex art. 13 L. n. 274/2012, l'applicazione del valore minimo, medio o massimo dipenderà di norma dalla complessità dell'incarico, dalla presenza o meno di figli e/o immobili.

Con riferimento invece ai costi per i procedimenti giudiziali innanzi al Tribunale, il Tariffario Forense prevede un compenso minimo, medio e massimo per ciascun grado di complessità del giudizio che potrà essere a complessità bassa, media o alta. Per le cause di complessità bassa il minimo tariffario previsto è pari ad Euro 2.768,00 (oltre ad Euro 1.204,00 nel caso in cui vi sia la necessità di una consulenza tecnica d'ufficio), il tariffario medio è di Euro 5.534,00 (oltre ad Euro 1.720,00 in caso di consulenza tecnica d'ufficio); per le cause di complessità media il tariffario minimo è pari ad Euro 3.393,00 (oltre 2.492,00 in caso di consulenza tecnica d'ufficio), il tariffario medio è di Euro 6.783,00 (oltre ad Euro 3.560,00 in caso di consulenza tecnica d'ufficio). Le tariffe indicate sono al netto del 4% Cassa Previdenza Avvocati, del 22% di IVA e del 15% di spese generali.

I costi sopra riportati si riferiscono al tariffario nazionale, è in ogni caso fatta salva la possibilità di concordare il compenso professionale senza fare riferimento alle tabelle ministeriali.

Assegno di Mantenimento Coniuge

La questione dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge è sicuramente una delle principali da affrontare sia in ambito di separazione che di divorzio, nonchè la maggior preoccupazione da parte dei coniugi con maggiori disponibilità economiche o con un reddito più alto.

Innanzitutto occorre precisare che assegno di mantenimento e alimenti sono due cose distinte. Gli alimenti sono una misura di sostegno che deve essere versata ai familiari più stretti in condizione di reale stato di bisogno fisico o economico e ricomprendono solamente i beni di stretta necessità. L'assegno di mantenimento, invece, mira a preservare, al coniuge meno benestante, lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio cercando in sostanza di portare i redditi dei coniugi alla parità.

Presupposti per poter richiedere l'assegno di mantenimento sono:
  • - che non sia stata addebitata la colpa della separazione al coniuge richiedente (non deve quindi essere stato violato alcun obbligo discendente dal matrimonio)
  • - che il coniuge richiedente non disponga di adeguati redditi propri o si trovi in una evidente condizione economica deteriore rispetto a quella del coniuge a cui l'assegno viene richiesto.

In presenza dei suddetti presupposti il Giudice effettuerà un giudizio di adeguatezza confrontando la situazione patrimoniale e reddituale dei coniugi. In tale valutazione avranno altresì rilievo la durata del matrimonio, le potenzialità reddituali e l'età dei coniugi.

Il diritto al mantenimento può in seguito venir meno nel caso in cui intervengano modifiche nella situazione che ha determinato il sorgere del diritto: ad esempio nel caso in cui il coniuge obbligato al versamento perda il posto di lavoro o subisca una riduzione dello stipendio, opure nel caso in cui il coniuge che percepisce il diritto perché privo di reddito, trovi lavoro. In tal caso sarà necessario un procedimento diretto a chiedere la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Modifica delle Condizioni di Separazione o Divorzio

Le condizioni stabilite nella separazione o nel divorzio potranno essere modificate qualora sussistano giustificati motivi sopravvenuti.

Se ad esempio il coniuge obbligato a versare il mantenimento dovesse subire una riduzione dello stipendio o perdere il lavoro, potrà rivolgersi al Tribunale per ottenere una riduzione o la revoca del mantenimento.

Tale procedimento potrà essere svolto sia in forma consensuale (con ricorso congiunto al Tribunale o tramite il procedimento di negoziazione assistita), laddove entrambe i coniugi siano d'accordo, o in via giudiziale chiedendo al Tribunale di provvedere nel caso in cui non vi sia l'accordo tra i coniugi.

Affidamento, mantenimento e regolamentazione visite figli minori nelle coppie di fatto

Al fine di garantire tutela ai figli nati all'interno di coppie non coniugate è possibile procedere per stabilire un concorso al mantenimento da parte del genitore non collocatario, per richiedere l'affidamento congiunto o esclusivo dei figli e per regolamentare le visite tra i figli ed il genitore non collocatario.

In sostanza si tratta di un procedimento simile a quello di separazione o divorzio nel quale però si discuterà solamente sulle questioni riguardanti i figli al fine di garantire a questi ultimi il diritto ad essere allevati da entrambi i genitori (salvo casi di grave pregiudizio per i figli minori), di regolamentare il perodo di visite e permanenza con il genitore non collocatario e di ricevere un contributo al mantenimento da parte di entrambe i genitori in modo proporzionale alle loro capacità reddituali.

Anche il procedimento per l'affidamento e il mantenimento dei figli dovrà essere proposto con ricorso congiunto o giudiziale al Tribunale oppure a mezzo di negoziazione assistita solo in caso di accordo tra i genitori.

Contratti di Convivenza

I Contratti di convivenza, necessari per formalizzare una convivenza di fatto ed ottenerne i relativi diritti descritti qui, sono riconosciuti e regolamentati dalla L. n. 76/2016 che affianca i conviventi di fatto agli istituti giuridici del matrimonio e delle unioni civili.

Per poter predisporre un contratto di convivenza valido ed efficace è necessaria la sussistenza di un legame tra due persone maggiorenni - di diverso o dello stesso sesso - unite stabilmente da legami affettivi di coppia e reciproca assistenza morale e materiale. E' altresì necessario che le parti non siano vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile.

Ai fini della prova dell'inizio di una stabile convivenza e della presunzione del legame affettivo si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica dello stato di famiglia ed il contratto di convivenza, per la sua validità, dovrà essere stipulato in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubbblico o scrittura privata autenticata da un avvocato che ne attesti la conformità alle norme imperative ed all'ordine pubblico.

Per essere opponibile ai terzi, entro 10 giorni dalla stipulazione dell'atto, l'avvocato deve trasmetterne copia al comune di residenza dei conviventi per le opportune iscrizioni all'anagrafe.

Il contratto sarà nullo -con possibilità per chiunque ne abbia interesse di farne valere la nullità- qualora sia stato stipulato:

  • - in presenza di un vincolo matrimoniale, di affinità o di adozione, di un'unione civile o di un altro contratto di convivenza;
  • - in assenza di una reale convivenza di fatto;
  • - da persona minore di età;
  • - da persona interdetta giudizialmente.

Unioni Civili e Convivenze di Fatto

Con l'introduzione delle Unioni Civili, avvenuta con L. n. 76/2016, è stata inserita nel nostro ordinamento la possibilità per le coppie dello stesso sesso di formalizzare la loro convivenza al fine di vedersi garantire una parte di quei diritti e doveri generalmente riconosciuti ai coniugi. In particolare, con la costituizone di un'Unione Civile:

  • - sorge l'obbligo reciproco di assistenza morale e materiale e alla coabitazione;
  • - entrambe le parti sono tenute a contribuire ai bisogni comuni in relazione alle proprie sostanze ed alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo;
  • - salvo diversa convenzione patrimoniale, il regime patrimoniale è costituito dalla comunione dei beni;
  • - diritto di percepire le indennità che spetterebbero al coniuge in caso di decesso del convivente;
  • - diritto a percepire l'assegno divorzile se vi sono i presupposti;
  • - applicabilità ai conviventi uniti civilmente degli ordini di protezione in caso di episodi di violenza all'interno della convivenza.

Resta possibile la semplice convivenza di fatto (come per le coppie eterosessuali), la quale garantisce limitati diritti per lo più riferibili alla possibilità:

  • - di nominare il partner come proprio rappresentante in caso di malattia;
  • - di rimanere nell'abitazione comune per un periodo minimo di due anni se la convivenza è di durata inferiore o per il periodo della durata della convivenza sino ad un massimo di 5 anni, in caso di decesso del partner;
  • - di succedere nel contratto di locazione in caso di decesso del parner;
  • - di ottenere lo stesso diritto al risarcimento del danno che otterrebbe il coniuge, in caso di decesso del convivente derivante da fatto illecito di un terzo;
  • - di ricevere gli alimenti dall'ex convivente qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

L'avvocato che si occupa di Unioni Civili e Convivenze di Fatto, può essere di aiuto alle coppie che abbiano necessità di procedere alla registrazione dell'unione civile o della convivenza di fatto negli appositi registri comunali al momento della loro celebrazione/stipulazione, ma può anche essere d'aiuto alle coppie che debbano procedere allo scioglimento dell'unione o della convivenza stessa.

Riconoscimento, disconoscimento di paternità

e impugnazione del riconoscimento

L'azione di riconoscimento della paternità è diretta a costituire il rapporto di filiazione in forza di una pronuncia del giudice, quando il genitore che ha concepito il figli fuori del matrimonio non intende riconoscerlo.

L'azione di riconoscimento di paternità riguardo al figlio è imprescrittibile e quindi può essere fatta valere in qualsiasi tempo e, in caso di decesso l'azione potrà essere esercitata dai discendenti.

Se il figlio che intende promuovere l'azione è minorenne, potrà essere la madre a promuoverla nel suo interesse, ma se il figlio ha compiuto i 14 anni sarà comunque necessario il suo consenso espresso.

Ai fini di dare prova della fondatezza dell'azione saranno di particolare rilievo le indagini genetico ematologiche, diversamente si potrà darne prova anche tramite documenti o testimonianze che attestino la relazione tra i genitori o dall'essere stato il figlio trattato come tale da parte del presunto padre.

Il giudizio si concluderà con una dichiarazione giudiziale di paternità che produce gli stessi effetti del riconoscimento, tra i quali vi è l'assunzione da parte del figlio del cognome del genitore nei cui confronti è stata accertata la filiazione. Per quanto riguarda l'affidamento, in caso di figlio minore, il Giudice valuterà l'affidamento condiviso solo in caso di manifestazione di interesse da parte del padre in tal senso, mentre le spese di mantenimento del minore saranno poste anche a suo carico unitamente al rimborso di quelle pregresse.

L'azione di disconoscimento di paternità è, invece, quella con cui si chiede al Tribunale di accertare che tra un presunto padre e un presunto figlio/a non vi sia nessun legame biologico in quanto il figlio/a è stato concepito dalla madre con un altro uomo.

L'azione di disconoscimento può essere esercitata dal marito, dalla madre e dal figlio medesimo dando prova che non sussiste rapporto di filiazione tra figlio e presunto padre. Se l'azione è esercitata dalla madre, deve essere proposta nel termine di 6 mesi dalla nascita del figlio; il marito può disconoscere il figlio entro il termine di un anno dalla nascita del figlio o dal momento in cui ha scoperto la propria incapacità a generare, in ogni caso non può essere più proposta decorsi 5 anni dalla nascita; infine l'azione può essere proposta dal figlio una volta che abbia raggiunto la maggiore età e può essere esercitata in ogni tempo essendo imprescrittibile.

L'azione di impugnazione del riconoscimento è il caso di disconoscimento di paternità nel caso di coppie non sposate. Non essendo prevista la presunzione di paternità come per le coppie sposate, l'azione riguarderà l'impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità. Può essere proposta da chi riconosciuto il figlio/a nel termine di un anno dall'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita. Se l'autore del riconoscimento ignorava la propria impotenza al tempo del concepimento il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza, ma in ogni caso non oltre 5 anni dall'annotazione del riconoscimento.

Ordini di Protezione Contro Gli Abusi Familiari

Gli ordini di protezione, previsti dagli artt. 342 bis e ter c.c., consistono in provvedimenti disposti dal Giudice quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all'integrità fisica o morale, ovvero alla libertà dell'altro coniuge o convivente.

I provvedimenti sono altresì adottati anche nel caso in cui le condotte moleste si verifichino dopo la cessazione della convivenza limitandosi, in questo caso, a prevedere un ordine di avvicinamento ai luoghi frequentati da chi richieda l'ordine di protezione, come il luogo di lavoro, il domicilio ecc.

Per poter essere richiesti è necessaria la sussistenza di determinati presupposti consistenti in una condotta lesiva della dignità della vittima mediante offese e maltrattamenti, tale condotta deve essere ripetuta nel tempo e idonea a rappresentare una grave minaccia all'integrità fisica e morale per il futuro.

Ove occorra, il Giudice può avvalersi dell'intervento dei Servizi Sociali o di un centro di mediazione familiare a sostegno delle vittime di maltrattamenti e, in caso sorgano difficolta o contestazioni in ordine all'esecuzione potrà avvalersi dell'ausilio della Forza Pubblica e dell'Ufficiale Sanitario.

La durata degli ordini di protezione non può essere superiore a 6 mesi e può essere prorogata, soltanto se ricorrano gravi motivi, per il tempo strettamente necessario.

Nomina Amministratore di Sostegno

L'Amministratore di Sostegno è una figura di sostegno prevista dal nostro ordinamento allo scopo di assistere e rappresentare, con la minor limitazione possibile, una persona che non sia (anche solo temporaneamente) pienamente in grado di provvedere ai propri interessi per effetto di una menomazione fisica o psichica o di una infermità.

L'Amministratore di Sostegno è nominato dal giudice Tutelare con decreto di nomina con elencazione di tutti gli atti che l'amministratore ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario, nonché gli atti in cui l'amministratore deve dare il proprio assenso; per tutti gli atti non indicati nel decreto di nomina il beneficiario conserva la propria autonomia.

L'Amministrazione di Sostegno può essere aperta solo nei confronti dei soggetti che abbiano già raggiunto la maggiore età, essendo i minorenni già tutelati in quanto tali, tuttavia, al fine di garantire una continuità tra la tutela garantita al minorenne e la tutela dell'Amministratore di Sostegno, la legge autorizza la possibilità di nominare un amministratore a partire dall'ultimo anno della minore età dell'interssato.

I soggetti che sono autorizzati dalla legge a richiedere la nomina dell'Amministratore di Sostegno sono:

  • - il beneficiario (anche minore ultradiciassettenne, interdetto o inabilitato);
  • - il coniuge o la persona stabilmente convivente;
  • - i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo;
  • - il tutore, il curatore o il Pubblico Ministero;
  • - i responsabili dei servizi sociali.

La nomina avviene con decreto del Giudice Tutelare del luogo di residenza del beneficiario a seguito di ricorso che può essere presentato dai soggetti sopra indicati anche senza l'assistenza di un avvocato. Ritenuta, tuttavia, la necessità di competenze difficilmente nella disponibilità di persone non operanti nel settore, è consigliabile farsi assistere da un avvocato quantomeno per la redazione dell'atto al fine di evitare il rigetto della domanda.

I costi legali per la redazione, il deposito e l'assistenza alle udienze variano da un minimo di Euro 1.200,00 ad Euro 2.500,00 in base alla complessità della procedura, alla durata del procedimento ed al patrimonio dell'amministrato.

Il nostro Studio, in riferimento all'Istituto dell'Amministratore di sostegno offre i seguenti servizi:

  • - assistenza nella redazione del ricorso per la nomina di amministratore di sostegno;
  • - assistenza in giudizio nel procedimento per la nomina di amministratore di sostegno;
  • - richiesta di sostituzione o revoca dell'amministratore di sostegno;
  • - assistenza in giudizio nel procedimento di interdizione o inabilitazione;
  • - domanda di sostituzione del tutore o del curatore;
  • - domanda di revoca dell'interdizione.

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